«Poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso.» (Primo Levi)

27.01.19, Giornata della Memoria

«Oggi e qui» scriveva Levi «il nostro scopo è di arrivare a primavera.»

Un’altra giornata da aggiungere alla memoria storica, a quella individuale. Un fardello rinnovato, più greve del precedente anniversario. Non è forse vero che il tempo non saprà liberarci dall’opprimente sensazione che la vanità umana sia un male inestirpabile? E non è forse vero che, perché apparteniamo alla specie umana, è giusto avvertire i lamenti delle vittime, i loro echi, perfino percepirne le angosce?

«Heimweh si chiama in tedesco questo dolore; è una bella parola, vuol dire dolore della casa. Sappiamo donde veniamo: i ricordi del mondo di fuori popolano i nostri sonni e le nostre veglie, ci accorgiamo con stupore che nulla abbiamo dimenticato, ogni memoria evocata ci sorge davanti dolorosamente nitida. Ma dove andiamo non sappiamo.»(Primo Levi, Se questo è un uomo)

Fate largo alle coscienze, lasciate che si appesantiscano ancora un po’ e ogni anno sempre di più, che si sviluppino fino a diventare reali, ramificandosi nei recessi della consapevolezza, come una storia raccontata che di volta in volta rapisce, scuote con veemenza, strattona e assorbe fino a diventare la tua stessa storia. 
Una violenza non direttamente subita può essere condivisa da una memoria collettiva a patto che sia veramente compresa.

«Dentro al suo recinto non cresce un filo d’erba, e la terra è impregnata dei succhi velenosi del carbone e del petrolio, e nulla è vivo se non macchine e schiavi: e più quelle di questi.» 
(Primo Levi, Se questo è un uomo)

La sopraffazione della prepotenza, il controllo spietato, l’indole perversa del nazi-fascismo (e di chi in nome di questo ha agito), per chiunque oggi comprenda crudamente quanto è accaduto non sarà mai solo la tragedia di qualcun altro, né sarà una storia gloriosa da ricordare e tramandare. 
Quella sarà l’umiliazione più profonda, la vergogna viscerale, fosse anche d’un istante, di essere umani. Sarà la frustrazione nei confronti della Storia che, irreversibile, non ammette scuse, ma offre un tempo per esprimere disprezzo.

«Noi fatti schiavi abbiamo marciato cento volte avanti e indietro alla fatica muta, spenti nell’anima prima che dalla morte anonima. Noi non ritorneremo.» 
(Primo Levi, Se questo è un uomo)

Gli anniversari commemorativi e le celebrazioni annuali vengono spesso associati ad una vigliaccheria insita nell’uomo, ad una sorta di spicciola vanità che, per adempiere ai doveri di una responsabilità personale, ci spingerebbe a ricordare più per omologazione che per volontà.

E invece no. 
Condividiamo! Ricordiamo questa piaga della nostra storia per coloro che, un giorno, svegliandosi, sono stati divorati da un incubo. Rammentiamo per coloro che ignorano, per coloro della cui veridicità perfino dubitano. Parliamo della Giornata della memoria; parliamone ogni anno come nel corso di questo, affinché chi sottovaluta possa, seppur incontrando un nuovo dolore, avvicinarsi a questo terribile passato e sentirsi spinto a ricordare con assidua frequenza esattamente come chi ha compreso davvero e non riesce più a dimenticare.

«Io non ho sonno, o per meglio dire il mio sonno è mascherato da uno stato di tensione e di ansia da cui non sono ancora riuscito a liberarmi, e perciò parlo e parlo.
(…) La parola straniera cade come una pietra sul fondo di tutti gli animi. Alzarsi: l’illusoria barriera delle coperte calde, l’esile corazza del sonno, la pur tormentosa evasione notturna, cadono a pezzi intorno a noi, e ci ritroviamo desti senza remissione, esposti all’offesa, atrocemente nudi e vulnerabili.» 

(Primo Levi, Se questo è un uomo)

Miriam Calderano

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