“Avere un cuore da bambino non è una vergogna, è un onore”. (Hemingway)


Quando ero una bambina spesso mi sentivo dire di essere troppo buona. C’era quasi sempre una carezza ad accompagnare queste parole, ma non era l’unico gesto. Quelle parole non portavano con sé solo carezze, ma si trascinavano dietro una serie di pensieri che, per qualche strana ragione, mi sembrava di riuscire a sentire sempre. Era il caos adulto, quella massa di paure, timori, maschere, comportamenti che, vuoi o non vuoi, crescendo un po’ ti condizionano. Ecco, loro mi parlavano con il linguaggio maturo e distaccato di chi ormai quasi non spera più, di chi troppo rassegnato alle cattiverie del mondo crede che provare sentimenti puri sia un dramma. Scorgevo sguardi e sorrisi malinconici, quasi come se si trattasse di una maledizione, qualcosa per cui provare compassione. Sei così buona, ma vedrai che con il tempo cambierai, non ti preoccupare. Sarei cambiata? Perché? Non lo capivo mica.

Diventa ora abbastanza superfluo sottolineare che questa mia caratteristica non sfuggì all’attenzione della mia famiglia, con una piccola differenza: a loro piaceva che io fossi così, eccome se gli piaceva! La accoglievano con orgoglio, come punto di forza, ciò al quale, del resto, ho sempre fatto affidamento.

Ma non è così semplice.
Devo confessare che nella fase tra i sette e gli otto anni pensavo di avere qualcosa che non andasse. Perché tutti gli adulti che incontravo continuavano a dirmi la stessa cosa e, soprattutto – ancora peggio – con lo stesso velo di dolce malinconia?

Pensavano forse che la mia bontà, dono che io credo non manchi a nessun bambino, non si adattasse bene alle circostanze del mondo? Importa qualcosa?

Arriverà un momento, forse c’è già stato, in cui ti sembrerà di essere fermo a contemplare la vita dall’alto di una qualche postazione. La verità è che non ci sei mai stato più dentro. Arriverà quel giorno e dovrai essere più forte della sensazione che non sia servito a nulla. Tutto ciò che sei sempre stato bisogna che tu lo difenda, che non svanisca per volere degli altri. Tutte le parole e le storie che ti sei raccontato quando avevi freddo e pensavi che non ci fosse nessuno, rappresentano l’unico motivo per cui continuare a parlare il linguaggio delle tue emozioni. Tutti ne abbiamo uno, quindi a ciascuno il proprio! E guai a sostituire le parole che vengono da noi con quelle degli altri soltanto per apparire migliori ed essere ciò che non siamo.

Si ghiacciava e c’era silenzio in alcuni momenti, andavano e venivano come il vento sul mare. Non lo nascondo, a volte l’eccessiva bontà che mi attribuivano, e che per me altro non era che amore e curiosità per gli altri, mi lacerava l’anima: avrei voluto che l’inarrestabile sensazione di percepire ogni emozione sempre e subito potessi condividerla con qualcuno. Qualcuno che effettivamente la capisse, dopo averla conosciuta.

Chi dice che le persone sensibili siano fragili? Forse all’inizio un po’ lo si è, quando ci si scopre ad avere tra le mani qualcosa di troppo delicato. Come quando sei piccolo e sogni di raccogliere le stelle in un cestino da tenere sotto al letto e temi che qualcuno possa portartele via. Ma loro vogliono stare con te, e tu lo sai. Ecco, è così la sensibilità.

Il tempo ha dato ragione a quei sorrisi malinconici che dicevano che sarei cambiata, ma solo per un verso: il mondo mi ha realmente dimostrato, come sostenevano, che non sempre essere buoni e gentili implica ricevere lo stesso trattamento. (Lo facevo forse per questo o semplicemente per il desiderio di dare?)

Gli incontri della vita hanno trasformato la bambina che era in me in una donna forte, lontana da quella che può dirsi un’anima debole e fragile in balia degli altri. Su questo avevano ragione, ma su molte altre faccende non sapevano di cosa stessero parlando. Quello che mi ha reso ciò che sono, e ne avverto la certezza dal profondo del mio essere, è stata la sensibilità che mi ha preso per mano quando sono venuta alla luce. Devo al troppo sentire, che è la mia fragilità, la mia più grande forza.

Anche se con il tempo, nelle relazioni con gli altri ho deciso di non mostrare apertamente questo mio aspetto, senza per questo perdere la bontà e l’amore per la vita, è sempre rimasto la priorità.

Sapete come lo scopro? Quando mi vedo scrivere, quando mi vedo passeggiare tra la folla alla ricerca di un nuovo tramonto. Quando incontrando nuovi sorrisi, incrociando nuovi sguardi il mio cuore non smette di riempirsi.

Oggi voglio dire a tutti voi, che siete un po’ come me, di non lasciare che le parole degli altri possano arrestare la vostra anima. Coloro che hanno il dono straordinario della sensibilità sono destinati ad essere i più forti di tutta la razza umana: ne conoscono le debolezze e non hanno paura di doverle sperimentare, desiderano vivere nella condizione di massima sincerità la meravigliosa vita che hanno e, al contrario, temono terribilmente che le bellezze della vita possano sfuggirgli.

Ma, tranquilli, noi non corriamo questo pericolo. Noi siamo quelle anime alle quali l’essenziale della vita non sfuggirà, semplicemente perché la sua ricerca è il motivo principale per cui amiamo vivere.


Vi abbraccio forte,

Miriam

 

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