“Ma quanta felicità voglio ancora, ingordo, ingordo che sono!” (Franz Kafka)

C’è un libro meraviglioso che voglio condividere con voi, si tratta delle Lettere a Mìlena di Franz Kafka (1883 – 1924). L’amore che Kafka provava per questa donna è qualcosa di terribilmente dolce, di fortemente autodistruttivo nella bellezza dell’amore. Prima di Mìlena ci furono altre donne nella vita dello scrittore ceco, ma nessuna prima di ella riuscì ad accedere ai recessi dell’anima di Franz. Ho riletto più volte questa raccolta meravigliosa di lettere, un crescendo senza fine, ed è per questo che desidero riportare qui, in una prima parte, alcune citazioni che ho selezionato personalmente. 1920 “Mi viene in mente che non riesco a ricordare nessun preciso particolare del Suo viso. Vedo ancora soltanto come Lei si allontanò poi tra i tavolini del caffè, la Sua figura, il Suo abito.” “Tutto il giorno l’ho rigirata in testa senza poter pensare ad altro.” “Cara signora Milena, oggi voglio scrivere di altre cose, ma le cose non vogliono. Non che io le prenda proprio sul serio; se lo facessi, scriverei diversamente, ma ogni tanto ci dovrebbe essere pronta per Lei, nella penombra del giardino, una sedia a sdraio con una decina di bicchieri di latte a portata delle Sue mani. “Lei possedeva di fronte a me tre alternative. Poteva, per esempio, non dirmi niente di lei, e allora mi avrebbe tolto la felicità di conoscerLa e, ciò mi farebbe doppiamente male. Rimane soltanto la terza possibilità: cercar di salvare un poco se stessa.”

“Che ne pensa? Potrei ricevere una lettera entro domenica? Certo sarebbe possibile. Ma è insensata questa smania di lettere. Non basta una sola, non basta sapere una volta per tutte? Certo che basta, ma ciononostante reclino la testa e bevo le lettere e so soltanto che non vorrei smettere di bere. Me lo spieghi Lei, Milena, maestra!”

“Scriva per favore l’indirizzo un poco più chiaro, quando la Sua lettera è dentro la busta è ormai proprietà mia e Lei dovrebbe trattare la roba altrui con più cura, con maggiore senso della responsabilità.”

“Che bella cosa aver ricevuto la Sua lettera, doverLe rispondere col cervello insonne. Non so scrivere niente, mi aggiro soltanto fra le righe, alla luce dei Suoi occhi, al respiro delle Sue labbra come in una bella giornata felice che rimane bella e felice anche se la testa è malata e stanca e se lunedì parto di qui passando per Monaco.”

Talora ho l’impressione che abbiamo una camera con due porte, l’una di fronte all’altra, e ognuno stringe la maniglia di una porta e basta un batter di ciglia dell’uno perché l’altro sia già dietro la sua porta e basta che il primo dica una sola parola e il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere. Egli riaprirà, sì, la porta, perché si tratta di una camera che forse non si può lasciare.

“Bisognerebbe, Milena, prendere il Suo viso tra le mani e guardarLe fermamente negli occhi, affinché negli occhi dell’altro Lei riconosca se stessa e da questo momento non sia più capace neanche di pensare cose come quelle che ha scritte là.”

“Santo cielo, Milena, se Lei fosse qui, e tu, povero cervello, incapace di pensare! Per giunta sarebbe una menzogna se dicessi che sento la Sua mancanza, è la magia più perfetta, più dolorosa, Lei è qui esattamente come me e più ancora; dove sono io è Lei, come me e più ancora. Non è uno scherzo, talvolta mi figuro che Lei, che pure è qui, senta qui la mia mancanza di me e si domandi: Dove è mai? Non ha scritto che è a Merano?”

“Tu appartieni a me, anche se non dovessi vederti mai più.”

“Se poi vieni da me balzi addirittura nell’abisso. Lo sai?”

Un mese fa non ero forse un uomo migliore? Stavo in pensiero per te, sapevo del tuo male, ora più nulla, ora penso soltanto alla mia malattia e alla mia salute, e l’una e l’altra, è vero, la prima come la seconda, sei tu.

“Non posso più scriverti come a una estranea.”

“Questa mattina ho sognato ancora te.

“Ora perdo anche il nome; è diventato sempre più breve e ora suona: Tuo.”

“Non potei fare a meno di dire che accanto a te tutto il resto scompare e si riduce a niente, anche se in sé rimane immutato.”

“Non posso, non so come, scrivere altro se non ciò che riguarda noi, noi nell’affondamento di questo mondo, soltanto noi. Tutto il resto mi è estraneo. Ingiusto! Ingiusto! Ma le labbra balbettano e il viso posa nel tuo grembo.”

“O il mondo è piccolissimo o noi siamo giganteschi, in ogni caso lo empiamo completamente. Di chi dovrei essere geloso?”

“Non è arrivata ancora alcuna lettera, il cuore incomincia a pesarmi, certo è impossibile che una lettera possa già essere qui, ma vai a spiegarglielo al cuore.”

“E  a occhi chiusi guardo in quelle profondità e quasi affondo in te.”

“Eppure non mi è lecito dirti: resta dove sei.”

“Non potresti ora, passandoci sopra, porgermi la mano e lasciarmela a lungo, a lungo?”

Vi scrivo l’ultima citazione per oggi, ho intenzione di dedicare un altro articolo a queste meravigliose lettere. Nel frattempo, spero vi siano piaciute le citazioni che ho scelto per voi e per me.

“Eppure, per non so quale debolezza, non riesco ad afferrare la frase,

la leggo all’infinito e infine la trascrivo qui,

affinché anche tu la veda e tutti e due la leggiamo insieme,

tempia contro tempia.

(I tuoi capelli contro la mia tempia.)”

Un abbraccio grande,

Miriam

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