Le persone possono essere porti meravigliosi da cui partire.

“Non la chiamare gente, sono persone, una per una.”

Erri De Luca

La malinconia è un colore della mente, e a me spesso mancano le persone che incontro e non posso conoscere. C’è una differenza sottile tra l’incontro e la conoscenza: ho incontrato molte persone, molte hanno incontrato me, ma non sempre abbiamo scelto di sbirciare dietro al pallido velo dell’apparenza.

Capita di trovarmi con un grumo di sensazioni tra le mani senza sapere che farci. Pulsano come un cuore vivo, sano, rosso del sangue che lo nutre. Mi sporca le mani e non ho voglia di lavarle. C’è qualcosa negli occhi delle persone che vale tutta la fatica di aprirsi. Allegri, socievoli, cordiali sono tutti comportamenti che non escludono l’impossibilità di raccontarsi agli altri.

A me, paradossalmente, riesce discretamente con coloro che mi piace definire estranei momentanei. L’idea di conoscere appena un altro individuo ci pone in una condizione di libertà e spensieratezza assoluta, allontanandoci dal timore di non essere accettati e dall’ambizione a non deludere le aspettative. È così che spesso hanno inizio i miei viaggi nelle persone, sono sempre quelli dai quali non riesco a tornare. Non più estranei ormai, viaggiando con brandelli del mio cuore sulla loro pelle e conservando i loro sulla mia, se ne vanno di qua e di là a ricordarmi di non essere poi così lontani da me.

C’è qualcosa nelle persone, qualcosa di interessante da scovare e custodire, e poi c’è quello che vorrei intravedere io: una dimensione piana e vasta come gli orizzonti dell’immaginazione. Vorrei poter mescolare i mondi arrivando a non individuare più il mio, perché solo allora potrò riconoscere chi sono davvero.

Vorrei la verità. Vorrei la curiosità. Vorrei l’amore.

Ci sono persone nuove a me, ma non alla vita alle quali vorrei sussurrare fermati un po’. Ma poi, chissà come mai, prediligo il ricordo. Immortalo l’attimo d’intesa, l’affinità elettiva, e lo cristallizzo nella mente: saturo di passione, nel rimuginarlo, lo sfibro d’ogni suo colore dopo averlo assorbito nelle inaccessibili pareti dell’anima. A tratti riconosco in me un masochismo collegato al filo invisibile della speranza. Desidero tanto ardentemente che qualcosa di meraviglioso accada da darlo in pasto agli interrogativi della mente, nei quali posso solo restare intrappolata. È indimenticabile il profumo della speranza: mi ha inzuppato le ossa.

Fare i conti con me stessa, mettermi con le spalle al muro mi fa sentire ancora viva. Tutta questa necessità incontrollabile di mostrarsi uguale agli altri, un prototipo raro ma dalle caratteristiche comuni mi strappa dalla realtà. Ed io non voglio essere questo. Desidero per me la realtà, con i miei tormenti e i miei traguardi. Desidero essere leale con la vita.

La malinconia si nutre di colori chiarissimi, tendenti al bianco. Colori di una luce delicata che rincorre la tela cromatica della natura.

La malinconia, acquerello della vita, è un colore della mente, quello che sperimento quando vedo andar via chi potrebbe cambiarmi per sempre.

Vi abbraccio,

Miriam

   

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