“Quando un pensiero ti domina lo ritrovi espresso dappertutto, lo annusi perfino nel vento.” (T. Mann)

Bisogna essere sinceri. O almeno provarci.



Se avessi la possibilità di spegnere alcuni pensieri, contro ogni logica, non lo farei: ne creerei degli altri, lo so bene. La monotonia del dettaglio mi devasta allo stesso modo in cui mi atterrisce la piattezza dell’immaginazione. La più insistente necessità di lasciar riposare la mente, sempre impegnata in questa corsa al mondo, non mi desterebbe dal più forte bisogno di muovere i pensieri.

Non addormenterei alcuni angoli di mente, non lo farei per scelta, forse per pura razionalità e in nome di un’ambigua coerenza che scopro di avere. Chiudere alcune porte dell’immaginazione significherebbe aprirne delle altre: c’è una corrente spaventosa tra i miei pensieri, talvolta brezza leggera, e di certo qualche finestra aperta di troppo.

Mi sembra di riuscire ad intravedere l’inutilità della resa, riscoprendo vano il tentativo di allentare la presa, nello sforzo di arrestare una mente che corre, che vuol correre, andare. E infatti va!

Non mi costringo a non pensare, non l’ho mai fatto, né mi obbligo a farlo: sono i pensieri che vengono da me, a trovarmi come vecchi amici che non vedi da molto. Vengono quando li cerco desiderando la loro presenza, corpo a corpo, ma anche quando non voglio.

Probabilmente non c’è nulla di concreto in ciò che ho scritto, eppure a me sembra di vederlo chiaro. Sapete, ho iniziato a riflettere sull’andamento dei pensieri perché poco fa, mentre leggevo alcune pagine di un libro, mi sono chiesta come sia possibile pensare nel frattempo a molte altre cose, forse infinite ma sicuramente molto vaste. Il tutto nel giro di pochi istanti.

Mi domando se ci si possa mai perdere ad abbracciare l’immensità. 


Un abbraccio,

Miriam


 

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