Klimt, Il bacio (1907)

Gustav Klimt, 14 luglio 1862 – 6 febbraio 1918

I L  B A C I O – 1 9 0 7, V I E N N A

gustav-klimt-gold-tile-5_65 L’opera si trova oggi a Vienna, Österreichische Galerie. Sotto l’influsso della lettura di Nietzsche, Klimt intende esprimere l’essenza del dionisiaco. Ritroviamo il ramoscello con le foglie a forma di cuore, simbolo evidente dell’eros, posto ai piedi della donna inginocchiata nel Bacio (1907), sfolgorante celebrazione di un’estasi amorosa da cui è invece espunto ogni accento sessuale-demoniaco, ma in cui ancora una volta la donna è protagonista, anche laddove la fusione della coppia appare realizzata e infinitamente distante dalla minaccia e dal conflitto. “La dolcezza che affascina e il piacere che uccide”: così Baudelaire chiude in un verso il gorgo di uno sguardo di donna catturato e subito perduto tra la folla metropolitana, e, annodando eros e thanatos, già circoscrive quell’oscuro oggetto del desiderio che, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, ossessionerà le fantasie pubbliche e private dell’intelligenza europea, le pagine dei romanzi, i libretti d’opera, le immagini della pittura e della scultura. Per l’arte decadente di fine Ottocento, la figura femminile è essenzialmente negativa: il personaggio del momento è la “femme fatale“. Di fronte alla donna fatale l’uomo soccombe, preda di una incoercibile attrazione/repulsione, imprigionato nel suo ruolo di vittima predestinata. Per Klimt, la speranza-minaccia del sogno “maternale” è l’unica possibile utopia, e, come un omaggio perenne alla superiorità del principio femminile, l’artista dipinge le donne, mentre gli uomini restano rari nel suo repertorio, perlopiù rappresentati di spalle, mai protagonisti e solo semplici comprimari. (Da Klimt, Le donne a cura di Eva Di Stefano)

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