Einstein non sapeva legarsi le scarpe

Avete presente l’iniziativa della Feltrinelli “libri al buio”? Ecco, per Natale ho ricevuto come regalo proprio uno di questi libri. Ve ne parlerò più dettagliatamente in un altro articolo, ora però vorrei solo condividere con voi l’inizio di un capitolo del libro che ho trovato all’interno del pacchetto. Si tratta di Chi manda le onde, scritto da Fabio Genovesi. Il titolo di questo capitolo è proprio Einstein non sapeva legarsi le scarpe e mi farebbe tanto piacere se lo leggeste.

Che poi Sandro quel pomeriggio a scuola non voleva nemmeno andarci.

Ha fatto presente alla preside che è arrivato da pochissimo, i ragazzi praticamente non li conosce, che senso ha parlare coi genitori? E la preside gli ha risposto: “Non abbia paura, dica quello che può, non si sbilanci, resti sul vago e vedrà che non ci saranno problemi!”

Ma il problema è che lui non lo sopporta, il vago. E ancora meno sopporta di vedere le facce delusissime di queste mamme, quasi tutte pettinate e vestite bene per l’occasione, che si aspettavano un pomeriggio diverso dagli altri, un momento speciale nelle loro vite sempre uguali di orari fissi e insoddisfazione dappertutto, e invece una per una gli sbadigliano in faccia mentre butta lì le frasi più inutili del mondo: suo figlio non va male, ma neanche bene. Sua figlia si impegna abbastanza, ma potrebbe impegnarsi di più..

Sandro parla e loro lo ascoltano con un orecchio solo, guardano l’orologio, poi se ne vanno con gli occhi pieni di noia per colpa di questo professore inetto e senza sapore, che in cinque minuti scivolerà via dalla loro memoria.

E questo Sandro non lo accetta. Non vuole sparire, lui vuole piacere a queste mamme, vuole passare dalle loro teste per arrivare al cuore, e da lì spandersi col sangue in tutto il corpo. Vuole che tornino a casa emozionate e raccontino ai mariti di questo professore giovane e favoloso, che in due settimane ha capito i ragazzi meglio dei genitori. Vuole che in un angolino segreto della testa gli bruci il pensiero che questo professore così sensibile forse potrebbe capire anche loro, i dubbi, le esigenze, tutto quello che il resto del mondo non ha mai saputo vedere. E se solo non fossero sposate, se solo non fosse l’insegnante dei loro figli..

Sì, questo vuole Sandro, questo deve volere ogni professore serio. Altrimenti, se manca la passione, è solo rubare soldi allo stato. E allora quando è entrata un’altra mamma a testa bassa, già umiliata dai colloqui precedenti e rassegnata a subire ancora, e gli ha detto:”Mi scusi, sono la madre di Conti Erik, mi scusi”, Sandro non ce l’ha fatta più ed è scattato in piedi, ha girato intorno alla scrivania ed è andato a stringerle la mano. 

“Oh! La mamma di Erik, finalmente! Che ragazzo fantastico, signora.” Lei ha staccato gli occhi dal pavimento e l’ha guardato da là sotto, confusa, come uno che si aspettava uno schiaffo e invece gli danno un bacio sulla bocca. “Ma.. dice il mio Erik, Conti Erik?”

“Certo. Che intelligenza! Molto particolare ma vivacissima.”

“Veramente la professoressa di matematica mi ha appena detto che la classe è indietro solo per colpa sua.”

“Eh, tipica scusa dei professori, che non sanno portare avanti il programma e se la rifanno sui ragazzi. E poi, detto tra me e lei, cosa vuole che capisca della vita una che insegna matematica?” Sandro le strizza l’occhio, alla signora scappa mezzo sorriso che tenta di coprire ma non ci riesce.

E dovrebbe fermarsi qui, ha esagerato già assai, ma quel sorriso, quello sguardo..è la prima volta che Sandro si sente bene in questa scuola, anzi, è la prima volta che si sente bene negli ultimi mesi. E allora la sua bocca va da sola:”Non si preoccupi signora, vedrà in futuro che soddisfazioni. Adesso mandi giù questi bocconi amari, ma un giorno, quando lei passerà per la strada insieme a suo figlio, tutti dovranno rimangiarsi la loro meschinità”.

“Ma è sicuro professore? Perché io gli voglio bene a Erik, ma tutta questa intelligenza non ce la vedo.”

“Ma è chiaro, è un’intelligenza originale, geniale, non classica. Van Gogh era un genio, ma le ricordo che si è tagliato un orecchio, così, per passare la giornata.”

“È vero, sì, l’avevo sentito dire.”

“E Einstein? Lo sa che Einstein non sapeva legarsi le scarpe?”

“Veramente?

“Sì, gliele legava sua sorella. E se la sorella non c’era, Einstein usciva di casa in ciabatte.” Ormai è lanciato e non sa più come frenarsi. Come non sa se Einstein aveva davvero una sorella, ma non è importante. L’importante è che Conti Erik ha una mamma, e questa mamma adesso è felice. E ascolta il professor Mancini con le mani sul petto e in gola un respiro di passione, cerca di trattenersi ma è chiaro che vorrebbe solo abbracciarlo forte e amarlo fino a farsi male.

“Nemmeno il mio Erik, professore! Nemmeno lui sa legarsi le scarpe!”

“Come scusi?”

“E non sa mettersi i pantaloni, e non si sa lavare i denti da solo!” dice, ora con una specie di orgoglio nella voce.

Sandro fa di sì e sorride, ma sempre meno. Perché piano piano sta capendo chi è Conti Erik. È lo studente “con problemi”, che aveva bisogno assoluto del sostegno, poi ci sono stati i tagli e allora si è deciso che poteva farcela benissimo da solo. E mentre Sandro spiega, lui al banco passa l’ora a toccarsi la fronte con l’indice e a strizzare gli occhi biascicando una cosa tra le labbra che suona tipo “assessore” ma forse – speriamo – non è assessore.

Ecco chi è, Conti Erik. Ma ormai Sandro ha parlato, si è sbilanciato, ormai dentro questa mamma si è accesa una felicità che non sentiva da anni. Sorride, le partono dei colpi di riso che non controlla, prende la mano del professore e non la lascia più. Forse non crede davvero a tutte queste cose splendide su suo figlio, ma è stato bello sentirle, e riuscirà ad aggrapparcisi almeno per il tragitto da scuola a casa. Un sogno quando comincia non importa se durerà una vita o cinque minuti: un sogno comincia sempre per durare in eterno.

Ho iniziato a leggere questo libro soltanto ieri, non l’ho ancora terminato, ma mi andava di condividere con voi questo passaggio che lascia intravedere la personalità di Sandro, uno dei protagonisti.

Vi abbraccio, tornerò a scrivervi presto!

Miriam

You may also like

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *