Catullo, Carme LXXXVII

Catullo, Carme LXXXVII «Nulla potest mulier tantum se dicere amatam Vere, quantum a me Lesbia amata mea es. Nulla fides nullo fuit umquam foedere tanta, Quanta in amore tuo ex parte reperta mea est.»
«Nessuna donna può vantarsi di essere stata amata così sinceramente, quanto la mia Lesbia fu amata da me. Nessun patto fu mai rispettato così fedelmente, come, per tutto il tempo che ti amai, io per conto mio l’ho rispettato.»
Catullo lo chiamava foedus, patto, un termine della sfera politica e giuridica. Ma il foedus catulliano conserva il suo legame etimologico con fides, fedeltà, ereditandone l’intrinseca sacralità. L’insistente appello alla fides non era immotivato: Lesbia non ricambiò la fedeltà di Catullo, e la conseguenza di questi tradimenti fu una situazione conflittuale. Alfonso Traina sottolinea come nel mondo antico fosse un conflitto insolito, o almeno insolita era la consapevolezza e l’intensità che veniva da Catullo. Vero è che il poeta ha dovuto inventare il lessico del suo amore, come ha fatto con foedus. Catullo si appellerà agli dèi, chiedendo di guarirlo in nome della sua pietas: un desiderio che nasceva dalla coscienza di non aver mai tradito, a differenza di Lesbia, il sacro patto d’amore che lo univa a lei.
Un abbraccio,
Miriam

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