Sindrome di Wanderlust e gene del viaggiatore. E tu pensi di averlo?


Il termine wanderlust è un composto tedesco che deriva dai vocaboli wander (vagabondare) e lust (ossessione, desiderio). Come è facile intuire, fa riferimento ad un’impellente e costante necessità di muoversi verso luoghi inesplorati, viaggiando in lungo e in largo.

Recenti indagini, accompagnate da studi approfonditi, hanno collegato questo forte desiderio di viaggiare e l’insaziabile curiosità di toccare con mano nuove culture ad un fattore puramente scientifico. Si è infatti parlato del gene DRD4-7R, risiedente nel DNA di circa il 20% della popolazione mondiale. Per questo motivo tale gene è stato ribattezzato “Gene di Wanderlust“.

Non si tratta di uno scherzo, bensì di una vera e propria ricerca pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behaviour. Anche il National Geographic ha finanziato uno studio in questo campo, segno della serietà con cui si è accolta questa nuova ricerca.

Cosa sarebbe dunque questo presunto gene del viaggio? Si tratta del recettore della dopamina D4.

Sentendo parlare di sindrome automaticamente verrebbe da pensare a qualcosa di negativo, ma in tutta sincerità su questa tipologia di condizione fisica e mentale non avrei nulla da ridire, se non che si tratti di una vera e propria salvezza.

E voi cosa pensate? Sentite di appartenere a questo 20% della popolazione mondiale? Credete di avere nel DNA il gene DRD4-7R?

Beh, per quanto riguarda me vi dico solo una cosa: credete che abbia denominato il mio blog in questo modo per caso?

“Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento.”


Un abbraccio,


Miriam


 

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2 commenti

  1. Sono tornata solo una settimana fa da un Erasmus che mi ha cambiato la vita. Studio lettere e la scrittura è tutto quello che ho, ma ancora non riesco a scrivere di quest’esperienza. Grazie dell’articolo!

    1. Quando dentro si ha un mondo di emozioni, sensazioni e ricordi occorre appellarsi al tempo. Il tempo solo può aiutarci a mettere insieme le parole giuste per esprimere la bellezza e la potenza di ciò che si è provato. Ti capisco benissimo, e sono davvero contenta per l’esperienza che hai vissuto.

      Ti abbraccio,
      Miriam.

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