“Attraverso l’Africa”. Storie di un viaggio lontano raccontato con gli occhi di Mario Aurino

Una sola cosa allora volevo: tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia” scrive Hemingway. Io, invece, posso solo immaginare l’Africa, non avendola mai incontrata. Ma vi confesserò che, quando le rivolgo i miei pensieri, scorgo il silenzio: nascosto dietro ai venti che giocano a rincorrersi tra gli alberi è attivo più che mai; colmo di una vitalità disarmante. Luoghi mai toccati, solo sognati, e volti di persone a me estranee si alternano nella mia mente, chiedendomi allora, quando sarà il tuo momento? Intanto c’è qualcuno che, però, il mal d’Africa lo conosce bene. Zaino in spalla, un fremito nel cuore e il desiderio di riuscire ad assorbire ogni sacro attimo: è così che lo immagino, Mario. Mario Aurino, macchina fotografica alla mano, ha scattato innumerevoli fotografie, attraversando dieci Nazioni africane in poco più di tre mesi. Mauritania, Senegal, Guinea Bissau tra le altre zone: un 2016 all’insegna di una totale immersione nel continente africano. Ma per Mario non è il 2016 a designare l’inizio dei suoi grandi viaggi, si tratta semplicemente della sua più recente conquista interiore. Scorrendo tra i suoi album fotografici mi sono persa in frammenti di vita immortalati nel corso di anni, interrogandomi su qualcosa che inevitabilmente rivolgerò anche a me stessa. Come si potrà mai smettere di viaggiare in questo modo una volta che si è cominciato? Come si potrà mai tornare quelli che si era quando ancora non si era partiti? La risposta è negativa, ma solo nella misura in cui indica qualcosa dal quale non si può tornare indietro. Non vi è, infatti, nient’altro che eterno splendore nell’amore per la scoperta. E se proprio deve esserci una dipendenza alla quale legare la propria vita, sceglierei questa ogni volta, tutte le volte. Ma perché oggi ho deciso di parlarvi di Mario Aurino? Chi tra voi è particolarmente predisposto alla sensibilità, ad accogliere in sé le bellezze della natura e le forme artistiche che sono state generate nel corso degli anni, capirà perché ho deciso di dedicare queste parole al talento di Mario. Non so se sia un “fotografo su carta“, ma se non dovesse esserlo gli concederei volentieri il titolo di Fotografo ad honorem (sono sicura che mi dareste ragione!) Ricordiamo che non necessariamente ciò che su carta è scritto rispecchia la realtà. Se da un lato è possibile imbattersi in fotografi non fotografi, allo stesso tempo è una fortuna inciampare in scatti travolgenti, colmi di sensazioni ed emozioni di persone che non si definiscono professionisti. Avete presente l’amore per la vita, la meraviglia, lo stupore e insieme lo sconforto di non poter rendere alcuni attimi eterni? Credo che sia questo l’ingrediente segreto in grado di emozionare gli altri. Scattare fotografie in grado di raccontare la storia, o farla immaginare, muovere l’animo alla riflessione e, talvolta, alla commozione è il solo ed unico modo per essere fotografi. Non c’è alcuna richiesta dietro questa mia spontanea volontà di mostrarvi, per quanto mi è possibile, alcuni ricordi che Mario ha costruito per sé e per noi. L’unica risposta che posso darvi risiede nelle sue fotografie, dovrete cercarla lì, se davvero lo desiderate. Solo allora potrete capire a cosa faccio riferimento, a quale sensazione mi sto appellando. Il mio vuole essere un ringraziamento per le storie immaginate e anche un po’ vissute, pur non essendo mai stata in Africa (non ancora almeno).
Vi do un consiglio. Prendetevi un po’ di tempo, aprite il vostro cuore e scorrete queste immagini accettando tutte le sensazioni che la loro intensità comporta. Potete vedere le foto su Instagram, cliccando qui, e su Facebook esattamente qui.

LA MOSTRA.

Veniamo ad un’altra comunicazione importante che vorrei condividere con voi. Mi rivolgo soprattutto ai Campani, perché è questa l’aria di provenienza del fotografo di cui vi sto parlando. A soli 33 anni ha già assistito alla mostra dei propri scatti, in diversi luoghi. Proprio “Attraverso l’Africa” è il titolo della mostra a lui dedicata, a cura di Annamaria Guida, che si sta tenendo a Sorrento presso Il Gran Caffè Marianiello (Piazza Cota, Piano di Sorrento) e alla quale potrete assistere fino al 7 aprile 2017. BENEFICENZA. Alla mostra, ma anche on-line, sarà possibile acquistare foto a sostegno della Onlus “Il Colibrì” per il progetto di costruzione di una sala di cardiologia pediatrica a Kimbondo, provincia di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. È possibile scegliere tra le fotografie selezionate qui!
L’arte può fare tanto, soprattutto aprire gli occhi su realtà molto distanti da noi, lontane e, per questo, impercettibili. Apriamoli non temendo la varietà delle emozioni che, con ogni probabilità, ci travolgerà! Vi ringrazio per essere arrivati a leggere fin qui. Sarò contenta di comunicarvi, qualora dovessero esserci, ulteriori date e informazioni su altre mostre di Mario Aurino. “Il mal d’Africa è uno stato dell’anima, prima ancora che uno stato mentale. È qualcosa che pulsa nello stomaco ed esiste a prescindere dalla cattiva digestione del vecchio, pesante continente o di una giovane, fresca noce di cocco. Mal d’Africa è imparare a perdere tempo scrutando una lucertola dalla testa arancione fare le flessioni. Mal d’Africa è disegnare con gli occhi il contorno di un baobab che si staglia sullo sfondo del cielo basso e turchese. Mal d’Africa è osservare un meccanico che non sa da dove cominciare a riparare il motore della vostra auto. Mal d’Africa è emozionarsi davanti a un tramonto breve sapendo che il giorno dopo, comunque andrà, ce ne sarà uno apparentemente identico ma dalle sfumature inedite.”
Vi saluto con una fotografia che mi ha rubato il cuore, di quelle che ti fanno provare il tormento per non essere stato lì e la gratitudine per averlo potuto comunque vedere.

Vi abbraccio come sempre,

Miriam

P.S. E non perdetevi Mario!

   

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