Non posso più leggere che l’amore non esiste. La verità, vi prego, sull’amore.

Dopo mamma e papà, o il nome del fratellino, con una buona probabilità, una delle successive parole che ci hanno insegnato a pronunciare è stata proprio amore. Eravamo così piccoli da non ricordare nemmeno noi quando, per la prima volta, qualcuno tenendoci dolcemente la mano, con un foglio tutto bianco davanti, ci ha aiutato a tracciare un cuore. Così totalmente immersi nel lontano mondo dell’infanzia da non ricordarlo per niente. Ma il canto dell’amore ci raggiungeva fino a scuola, tra i primi banchi chiari non ancora macchiati dell’inchiostro delle nostre penne. “Bambini, oggi scriviamo un tema sull’amore” – “Miriam, cosa significa questo sentimento secondo te?” Non sarà che forse gli adulti continuano ad interrogare i bambini sull’amore, perché loro di risposte secche ed efficaci proprio non ne hanno? Questo amore diventava sempre più importante: come un palloncino si gonfiava ed esplodeva nei momenti più silenziosi. BOOM! Che succede? Qualcuno intervenga, è scoppiato l’amore! Ebbene, signori, è scoppiato l’amore. Crescendo, questo gigante buono avanzava insieme a noi con un palmo sul cuore e l’altro sugli occhi. La continua sensazione era quella che non smettesse d’esserci. Come un’ombra delicata, quella del cuore, ancora oggi il suo pensiero ci accompagna: ne siamo dipendenti, così desiderosi della sua presenza da indebolirci quando lo sentiamo lontano. Tra un sorriso e un paio d’occhi, silenziosamente si alterna, divertendosi ad essere inseguito. Ha il profumo di un bambino e i colori del tramonto. Lieve al tatto, stranamente percepibile. Talvolta lo scovo addormentato tra le rughe di un ottantenne che intona melodiosi ricordi di una vita passata. Mi è sembrato di trovarlo rannicchiato nei libri, incandescente e fluido contro il tempo. Corre, a volte tanto, a volte mai. E quando si ferma non ha il fiatone: noi invece sì. Abbraccia tutto, compresi i toni delle vocali. A-O-E. Pronunciatelo un po’! E se non esistesse? Se fosse un’invenzione della mente, un astratto e comune desiderio mortale? La risposta è piccola piccola, raggomitolata nel gelido timore di non trovarlo mai. Ma lui c’è. Forse, in alcuni periodi, non c’è come vorremmo, come pensiamo di doverlo trovare, ma è presente. Più volte, nei giorni scorsi, mi sono imbattuta in ripetute ostentazioni sull’inesistenza di questa invenzione umana. L’amore non è un prodotto della mente o un gioco con cui distrarsi: è gli effetti collaterali dopo averlo ignorato. C’è un pensiero, apparentemente leggero, che alcune volte mi viene ad accarezzare. Quanto pesano le sue carezze. “Dove sei?” Oso chiedergli. Ma poi ci penso: l’amore non si limita a rappresentare l’apice di un’unione. Gioca al parco con i bambini, scorre insieme all’acqua e tiene compagnia ai venti. Si spegne e illumina se stesso come il riflesso sulle onde del mare. Ti stringe in un abbraccio, ti bacia sulle labbra e ti regge quando sei stanco. L’amore ti accompagna durante un viaggio, lo ascolti nella diversità degli accenti, nella bellezza del linguaggio. Come uno spirito amorfo riempie le nostre umane vite di interrogativi e dubbi, ma ci tormenta con meravigliose emozioni. L’amore esiste, e non si può sentirvi affermare il contrario. Ce lo hanno insegnato da bambini, perché in fin dei conti volevano insegnarci ad amare la vita. Con me ci sono riusciti e non so più tornare indietro. Non dimentichiamolo crescendo. E per questo io… la verità, vi prego, sull’amore.

Un abbraccio,

Miriam

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