Per quanto ti fermi? Preparo la vita o preparo il caffè?

“E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara;

amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.”

Franz Kafka, Lettere a Milena


Io e l’amore parte I. Credete che io abbia intenzione di continuare ad oltranza con questi articoli sull’amore? Può essere.

Capita di svegliarmi la mattina e pensare che “oggi vorrei proprio recensire l’ultimo libro letto, magari l’ultimo film o addirittura parlare dell’ultima serie TV seguita” poi però finisco sempre ad aprire la stessa porta. Vi prego, non fatemelo ripetere! Avete capito bene.

Più che dell’amore, vorrei introdurvi un aspetto di me sul quale spesso mi interrogo: sarò l’unica a pensarla così e a metterlo davvero in pratica? Cerchiamo di scoprirlo insieme dandomi un piccolo aiuto con le vostre risposte.

Domanda secca. Ritenete forse che l’essere umano debba accontentarsi solo perché ciò che sogna per se stesso può essere considerato troppo elevato e difficilmente raggiungibile? Credete che, pur di non stare soli, ci si debba accontentare di qualcuno carino in aspetto e che tenga a noi come fossimo un gattino? C’è forse una qualche clessidra a scandire il tempo?

Ve lo confesserò subito: non è questo il mio modo di amare. Parto dal presupposto che ciascuno di noi abbia il diritto di pretendere di conoscersi meglio chiunque altro. Appurato questo, ognuno possiede nella mente la percezione della felicità che vorrebbe raggiungere, bilanciandola in base a ciò che pensa di meritare.

“Accettiamo l’amore che pensiamo di meritare” l’avete mai sentito? Ecco. Racchiude in sé la purezza del concetto che ho provato ad esprimere poco fa. C’è qualcosa di male nell’essere sicuri di ciò che si desidera per la propria vita? Utopia? Io oserei definirla “consapevolezza di sé“. Se so ciò che sono, riesco a percepire nell’altro ciò di cui ho bisogno.

Inoltre, sapete, proprio poco fa i miei occhi si sono poggiati su un paio di righe che non dimenticherò facilmente:

“Non voglio averti

per riempire i vuoti in me

voglio essere piena già di mio

voglio essere così completa

da poter illuminare una città intera

e dopo

voglio averti

perché noi due messi insieme

potremmo incendiarla.”

Non so quale cuore abbia pensato queste parole, ma riuscite a vederle? Prepotenti e sicure non vagano in balia di una miserabile distruzione di sé. E perciò io vi chiedo ancora, credete davvero che si possa dividere il proprio tempo con qualcuno e contemporaneamente essere tormentati dall’immagine del fatidico riconoscimento? Quel momento in cui tutto si svela, diventando più leggero. Credete forse che sia possibile? Perché per me non lo è.

Ma, ecco, vedete io non ho paura di aspettare: l’attesa non mi intimorisce. Ci sono così tante cose che amo della mia vita, così tante passioni mi ballano in petto. Temo solo di non imboccare mai quella strada. Non ho paura di quella solitudine convenzionale che deriva dal non formare una coppia: non stiamo gareggiando contro nessuno.

Non è presunzione, ma se volessi urlare al mondo di avere qualcuno al mio fianco potrei farlo anche domani. Come potreste anche voi. Ma sarebbe amore? Sarebbe passione? Cosa sarebbe? Posso azzardare a rispondere. Corrisponderebbe semplicemente ad un vano tentativo di colmare le insicurezze che ci rendono così tristemente fragili, tormentati dal giudizio degli altri, più interessati alle nostre vite che alle proprie. Non sarebbe amore, ma frivola apparenza per il sociale.

C’è un solo pensiero che mi tormenta, è il seguente: arriva quando vuoi, ma fallo. Non temo nulla, non ho paura, non mi sento fragile, perché so che da qualche parte in questo mondo lui c’è.

È così triste assistere a finte smancerie laddove sei a conoscenza dei retroscena della storia; è stancante anche per me che assisto da spettatrice. Poi per fortuna si inciampa in lui, quello vero, quello al quale ho avuto la piacevole occasione di assistere. A lui tanto di cappello, signori. Tanto di cappello. Lo guardi e un nodo ti stringe alla gola, vorresti piangere perché è così vero che ti strazia. Però c’è, e se c’è in quel modo vuol dire che è reale, dunque trovabile.

In queste poche righe provate a intravedere l’amore che desidero per me, ditemi se ci siete riusciti, perché è nella mia forza che si nascondono le mie fragilità. Ci sono pensieri ai quali non so rispondere, dubbi strozzati in gola.

Una cosa è certa: meglio soli che accontentati!


“Ieri ho sognato di te. Non ricordo quasi più i singoli fatti,

so soltanto che di continuo ci trasformavamo l’uno nell’altro, io ero tu, tu eri io.”

Franz Kafka, Lettere a Milena


Vi abbraccio,

(forse riesco ad abbracciare anche te!)

Miriam

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