“Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua.” (Gabriele D’Annunzio)

Le passioni ci salvano la vita. È per questo che spero ne abbiate tante, che ne abbiate anche solo una, ma che sia così forte da valere per cento. Le passioni ci salvano: sono l’unico luogo al di fuori di noi che interpretiamo come dimora alternativa. Ho iniziato questo articolo con un pensiero fisso nella mente: seduta, osservo lo schermo, i pensieri altrove. Tra le mani una nuvola di emozioni si sgretola in ricordi che non posso ignorare. Ho avuto la fortuna di conoscere una delle arti più sublimi, il fulcro intorno al quale ho percepito il nascere della mia felicità: la danza. Ed è proprio di questo che desidero parlarvi. Era il – ormai lontano – 1998. La bambina che ero fu presa teneramente per le mani e accompagnata ad incontrare un amore che non avrebbe più dimenticato. Parliamo effettivamente del più intenso amore che abbia mai sperimentato. Un profumo particolare ondeggiava in quella sala, soffiando sui nostri corpicini, incollandosi sulla pelle, incastrandosi tra i pensieri. Mura bianche e rosa sembravano carezzarci le guance tenere. Inizialmente imponenti, poi meno, erano sempre lì, forse diverse, ma sempre loro. Mura singolari, con occhi per vederci percorrere la vita, orecchie per udire rimproveri e incoraggiamenti, e un cuore per sentire il nostro. Il parquet sapeva di un odore che avrei imbottigliato, se avessi potuto. Impregnava i vestiti che avevo lasciato fuori in camerino, le dita, i pensieri. Scarpette rosa, capelli raccolti e manine che diventavano di anno in anno più grandi. Crescevo ed insieme a me cresceva l’amore per la danza. Se dovessi provare a chiarire la mia posizione nei confronti di quest’arte, bellezza astratta, la spiegherei con un’immagine di pace. Non c’era nulla che non andasse in quei momenti. Ogni cosa sapeva del ballo, di un movimento naturale che sfumava le bruttezze della vita, servendosi dei colori più delicati. Era l’orgoglio che sfoggiavo nei miei più acuti silenzi, la soddisfazione personale di chi discretamente stringe al petto un’emozione delicata. Ho incontrato la felicità, l’ho conosciuta in quella sala e non lo rinnego. La sua voce riecheggia emozioni forti che non posso allontanare. Senza limiti di spazio e di tempo, nei giorni che verranno, quando mi chiamerà io ci sarò. C’è qualcosa di indistruttibile nei pensieri di chi si porta dentro delle passioni. Ricordi e nastri rosa che non posso sciogliere. Realizzai sin da bambina la fortuna di sperimentare una tale felicità e desiderai di vedermi lì dove ero sempre stata. “Per me uno specchio e un paio di scarpette, grazie!” mi sarei davvero accontentata solo di questo. Ma io tutto quello che provo non lo racconto mai; o almeno non parlandone. Riesco soltanto a scriverlo. Il mio amore per la danza si manifestava negli sguardi, nell’entusiasmo, nel dolore del fallimento e nell’adrenalina del voler riuscire. Avevo incontrato la pace, la incontravo ogni giorno, ed era quel tipo di pace che solo la danza può dare. Nelle imperfezioni era la perfezione. Tutto si incastrava; tutto andava a tappare i piccoli buchi che la vita, un po’ per gioco un po’ per sfida, crea.
Mi accompagnano pensieri terrificanti e delicati come solo una profonda passione può essere. A distanza di quasi un anno la malinconia mi sfiora, mi attraversa, mi atterrisce. Arriva quando decide lei, mi lascia sola quando la vorrei con me. Il percorso è terminato, l’amore no. Archiviati gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza, dei saggi, degli ostacoli, degli abbracci, delle fatiche, dei dolori di ogni giorno, solo l’amore non va in vacanza. E mi sento fortunata. Fortunata nel realizzare, all’età di ventitré anni, di aver sperimentato un legame sublime, ultraterreno e indissolubile con un’Arte per me insostituibile. Per questo oggi ve ne parlo. Per questo vorrei che sognaste anche voi. Abbiate sempre delle passioni, perché queste ci salvano. Sono il pensiero forte in un giorno fragile, sono il colore nella monotonia, la luce nella disperazione. Lasciate che l’arte, di qualunque natura essa sia, vi tormenti dipingendo d’oro il vostro tempo. Non abbiate timore di amare qualcosa di astratto, intoccabile, irraggiungibile. Abbiate delle passioni e non dimenticatele mai, anche quando praticamente saranno accantonate. Ricreate in ogni momento i ricordi e l’atmosfera che vi dava accesso alla felicità, sperimentatela continuamente. Nessuno mai potrà conoscere l’esatta misura dell’estrema attrazione, influenza e potere che la danza esercita tuttora su di me. Nessuno potrà mai capirlo fino in fondo, perché da qualche tempo la tengo al sicuro: stretta al petto come la più fragile parte di me. È un amore che ho legato al dito, mi tira indietro ogni volta che il pensiero si allontana. Ma, in fondo, non sono poi così seria: non si allontana mai.

Un abbraccio,

Miriam

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