Dormi tesoro, domani arriverà.

È l’idea delle immagini reali, quel prodotto della mente ad atterrirmi di più, a distruggermi, a farmi sentire come morta per poi farmi tornare a ricordare che respiro ancora. È l’immagine di una adolescente in preda a quell’eccitazione mista di gioia e dolori fisici che solo un gran desiderio può generare. È ricordare l’insonnia a cui conduce qualcosa di eccessivamente atteso che sta finalmente per prendere vita. “Mamma, papà, non riesco a dormire. Penso continuamente a domani”. Dormi tesoro, qualcuno le avrà risposto. Prova a chiudere gli occhi, domani arriverà. Un domani inevitabile, non sempre luminoso come le speranze che ci brillano dentro. Sono questi i pensieri che mi devastano, portandomi ad una disperazione viscerale. Sono i pensieri più semplici, le azioni banali, i dettagli del respiro. È scegliere cosa indossare, riascoltare ancora una volta la canzone preferita, rileggerne il testo, telefonare ad un’amica, salutare tua madre. “Ci vediamo dopo”. “Sì, starò attenta. Non mi ripetere sempre le stesse cose”. Un bacio. Un abbraccio. L’ultimo. Mi spiazza, mi distrugge, non riesco a ricompormi né a ritrovarmi. In alcuni momenti la felicità straripa al punto tale da volersi trascinare per forza qualcosa. Come va? Tutto bene, grazie. Qui è magico. Vorrei che mi vedessi. È questo ciò che scrivo ai miei genitori mentre sono in viaggio, quando sono felice e il velo della distanza oscura il mio sguardo. È questo quello che mi sembra di leggere nei cuori di chi ieri sospirava ancora. Tutt’un tratto il caos. Si congelano l’insonnia, il regalo, la strada percorsa, i soldi messi da parte, la speranza, il cuore. Lui che forse ha già percepito l’arrivo della fine: inizia a palpitare forte, fortissimo come se volesse esplodere dal petto, esibirsi in un’ultima meravigliosa corsa. Poi la fine. La fine per mano di folli, insani, fuori di sé e d’ogni logica. Ma non voglio dedicare ulteriori parole a queste bestie ignobili della razza umana. La tranquillità se ne va rumorosa, cedendo il posto ad un senso di colpa che vorrei poter colmare in tutti coloro che oggi sono costretti ad impazzire. Un tormento terribile per chi ha ceduto all’umana voluttà di vedere un sorriso sul volto di chi ama. Ho chiesto a mio fratello di accompagnarmi ad un concerto, l’ho implorato. Non sarà necessario precisare di quale artista, però voglio chiedervi una cosa. Quanto è giusto che io sperimenti questa terribile angoscia?

Un abbraccio,

Miriam

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