C’è un nuovo spazio felice, lo arrederò.

C’è stato un periodo quest’anno durante il quale ho abbassato le difese, concedendo al mio senso di felicità di disperdersi alla ricerca di momenti di pace assoluta, conosciuti fin da bambina. Per un attimo ho tenuto socchiusa la porticina delle sensazioni, quella attraverso la quale ho permesso ad una soffice rassegnazione di accomodarsi. Non si trattava della rassegnazione, quella brutta, che abbatte ogni piccolo angolo di corpo sbriciolando l’anima. No! Era un tipo di rassegnazione umile, grata, quasi serena: di quelle che sorridi conservando nella tasca del cuore qualcosa che per fortuna è avvenuto, una felicità sperimentata. Ho pensato che, archiviata l’esperienza alla quale mi sono concessa per una vita intera, non avrei potuto ricreare in alcun modo uno spazio felice, il mio, seppur piccolo, minuscolo, ancora. Non ci credevo, ma forse più che di credere dovrei parlare di pensare: ecco, non ci pensavo affatto perché partivo dalla certezza (sbagliata) che non avrei potuto ritrovare quel benessere.  C’era una cosa che avevo sottovalutato: la possibilità di ricostruirlo mescolando frammenti di vita, concessimi dalla realtà. Fortuna? È probabile. Oggi sono qui a condividere con voi i miei pensieri, a confessarvi questo perché potrebbe risultare banale, ma non lo è la consapevolezza di aver ricostruito una certa felicità. Spesso ho avuto la sensazione di inspirare un’aria fredda, rigenerante, in equilibrio sulla cima di una montagna. Era la felicità, quella vera. Ma ecco, avendola respirata tanto profondamente, ho creduto di non poter scovare un’altra cima sulla quale godere della stessa aria. Sbagliavo. Esistono altre vie per raggiungere la vetta, assistere al panorama. Non so come sia accaduto, ma d’improvviso mi è piovuta addosso una lezione di vita. Proprio a me che desidero trarre da ogni giorno il massimo delle emozioni, seppur con il cuore sempre un po’ rivolto alla scia luminosa del passato. Proprio a me che ho bisogno di moltiplicare e dilatare la felicità per sentirmici completamente dentro. C’è ora, nella mia mente, uno spazio adibito al mio nuovo momento felice, quello che forse nessuno potrà comprendere mai, perché le parole sminuiscono, le parole rimpiccioliscono. E allora lo tengo per me sorridendo, mostrandomi naturale mentre sono vulnerabile come non mai, vivendo quello che è diventato un momento da custodire. Se si potesse navigare nel mare di pensieri delle persone, concederei a qualcuno l’opportunità di venirsi a tuffare; ma la consapevolezza di non poter trasferire, nonostante io ce la metta tutta, la mia effettiva sensazione di gratitudine e serenità mi gela. Sono briciole, granelli di vita che nell’insieme creano una consistente felicità, dettagli impercettibili che riescono ad avvicinarmi a ciò che ho amato da sempre. Qualcuno potrebbe pensare che la mia mente, per rivivere ad ogni costo determinate emozioni, si trovi in balia di illusioni mentali. Posso dirvi con certezza che questa volta non è così, che è stato il contesto a venirmi a cercare, trascinandomi in una felicità insperata. Scrivere del mio attuale stato d’animo è l’unico modo che ho per provare a tirarlo fuori, renderlo più vero, smettendo di simulare indifferenza. Eppure la sincerità alla quale sono sempre stata devota ora non mi aiuta. Non potrebbe aiutarmi perché le parole, soprattutto quando accompagnate dalla voce, sembrano precipitare nel pozzo della normalità, o anche della banalità, se volete. Ed io non voglio assolutamente che questo accada. Desidero mantenere speciale la mia nuova piccola-grande felicità. Desidero tenerla al caldo insieme alle emozioni e commozioni che non riesco a trattenere, alla gratitudine per chiunque mi abbia avvicinata a questo e continua a renderlo possibile. Ho scoperto di aver ricostruito una delle felicità più preziose per me. Mi ha da poco salutato la dolce rassegnazione che elegantemente si era insinuata nel mio cuore. Grazie!

Vi abbraccio,

Miriam

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