Nonno, sei tu la piuma sulla quale si adagia il mio cuore.


Questa notte ci siamo incontrati accarezzando lo stesso sogno. Come ti sono sembrata? Mi trovi cresciuta? E che dire del modo in cui avanzo, dello sguardo che indosso? Come dici? Vuoi sapere di te? Sei sempre così luminoso, nonno, cosa vuoi che ti dica? Lucente come il sorriso che porti, gli occhi che hai.

Per un istante avrei voluto che fosse possibile toccarti davvero, sfiorare le tue dita. Ma la treccia della vita ancora non si è sciolta: destinati a circolare nello stesso ingranaggio, un giorno passeggeremo vicini. Probabilmente appoggerò la mia testa sulla tua spalla, piangendo di una felicità incontenibile, permettendo alle nostre anime di intrecciarsi.

Avevi il tuo solito sorriso, questa notte: accennato, di sbieco, intenso, un contenitore di messaggi. Quanto durano i sogni? Me lo sono sempre chiesto. Quanto è durata la felicità di questa notte? E quanto deve essersi scosso il mio cuore, se per la terrificante emozione ha prima pianto poi ricondottami alla realtà? Avrei voluto restare ancora un po’, non ce l’ho fatta.

Scendevo delle scale, non ero sola. Per raggiungere la via d’uscita ero costretta a seguire un percorso obbligatorio, con tornelli e passaggi a senso unico. Non potevo scavalcare, non potevo tornare indietro. Riuscivo solo a vedere binari paralleli al mio, destinati però ad altre direzioni: io scendevo, loro salivano. Poi, nonno, ho incontrato una felicità che è presto annegata in un mare di lacrime. Un uomo dal portamento familiare, elegantemente vestito, avanzava verso me per raggiungere la direzione opposta alla mia. Ero così frastornata, così assalita dai dubbi che ho avuto bisogno che tu mi guardassi negli occhi per avere il permesso di iniziare a piangere. La persona con la quale ero aveva già superato i tornelli, mi attendeva un poco più avanti. Anche lei ti conosce, lo sai bene nonno: sei stato anche il suo. L’ho guardata come per dire “hai visto anche tu?”. Mi ha rassicurata con un sorriso, tendendomi la mano. “Vieni di qua!” mi ha detto. “No!” le ho risposto, scuotendo la testa. Mi sono voltata ancora una volta, l’ultima, per vederti di nuovo. L’hai fatto anche tu. E così in quello sguardo sono sbocciate le malinconie, le gioie, gli amori e gli abbracci che non riesco proprio ad evitare quando si tratta di te.

Sei la piuma che solletica il mio cuore quando si arrugginisce, quella che spazza via la polvere della tristezza. Sei la piuma sulla quale il mio cuore riposa felice.

Rivediamoci presto, anche solo per un po’.

Te lo chiedo per favore. Tu così irraggiungibile, tu così intoccabile.


Vediamoci, nonno.

Tua Miriam

You may also like

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *