L’amore per la scrittura. Il desiderio d’esser letti.

4 settembre, 20:46 Non scrivo da più di un mese, eppure nell’ultimo periodo di cose da dire ne avrei avute. Ho ripetuto ogni giorno le parole accumulatesi sull’avanzare dei nuovi sorrisi. Ho pensato molto, anche quando non avevo modo né tempo, ho ritagliato un angolo di cotone dedito all’isolamento, ma non alla solitudine, in cui potermi rannicchiare. Ho, più volte, allontanato la mente per vederci meglio, per capire a fondo. L’ho fatto in un contesto che, al contrario, mi teneva ancorata al mondo esterno. Ho prediletto la notte, con la sua incerta sicurezza e lo spazio incontenibile. L’ho scelta perché è buia come il percorso di cui hanno bisogno i miei pensieri per liberarsi di me, per rincorrere un nuovo porto, forse più sicuro. Non ho arrestato la macchina dei pensieri, gli ingranaggi del cuore, tagliando fuori la luce delle consapevolezze: ho riflettuto quando tutto sembrava immobile ed instabile, ho pianto sorridendo ed ho sorriso ridendo di cuore. Non mi sono lasciata scappare nulla, niente di ciò che ritenessi strettamente fondamentale. 7 settembre, 11:27 Traccio, con le parole, la linea dei pensieri che ho tirato fuori un paio di giorni fa, e lascio che mi guidi per soddisfare una innocua curiosità personale. Desidero sapere dove mi condurranno. Oggi ci sono colori umidi ad imbrattare il cielo, non ricordo nemmeno più da quant’è che stessi fremendo per avvertirli, più che vederli. Mi accompagna la pioggia in questo gioco di memorie: scioglie gli ostacoli come un acido leggero, divora gli intoppi. Sapete, non credo di avere un argomento specifico su cui sviluppare questo articolo, eppure la necessità di scrivervi, di scrivere e scrivermi mi incalza. Provo a fare altro, a perdermi in attività e distrazioni che, allo stesso tempo, sembrano rincorrere la stessa necessità. “Va’! Corri a scrivere!”. “Scrivi!”. È a questo che penso continuamente, affannandomi per il mio stesso desiderio di mettere giù qualcosa che, a fatica, trova supporto nelle parole. Sapeste quanto vorrei, ora, potervi raccontare tutto, tutta la serie infinita di sensazioni, emozioni, desideri e speranze che mi agitano come una foglia al vento. Avessi le parole, lo farei. Le troverò. Vorrei arrivare a voi, vorrei che tutte le mie parole avessero la capacità di aggrapparsi alle vostre anime, vorrei essere in grado di trasferire le nostre emozioni (le mie, le vostre) su uno stesso piano e mescolare, mescolarle ancora fino a renderle inscindibili. A volte mi domando se non sia questa la parte bianca di foglio da cui iniziare un nuovo disegno. Spesso mi domando se non sia davvero questo che voglio per la mia vita, perché del resto è ciò che sento dentro come poche altre cose. Non è che si tratti di un segnale? Me lo chiedo spesso, da piccola, da adolescente, dai quindici anni in su… Sapete come ho trascorso gli ultimi due giorni (senza considerare le piacevolissime ore di studio)? A rivedere, reinterpretare e rivivere interviste di un artista che mi accompagna da tempo, con il suo atteggiamento apparentemente distaccato da tutte le cose, ma così immensamente immerso nella vita. De André. Ieri rileggevo alcune sue citazioni, un po’ come quando (ecco, ritornando a prima) senti di non avere le parole e speri di trovare un affittuario. Non avevo dubbi che avrei potuto affidarmi a lui. Tra le tante, bellissime, frasi di Fabrizio, ho scovato una citazione proprio sulla scrittura, proprio per me.

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me o anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.”

— Fabrizio De André

Se avessi la possibilità di incontrarti, Fabrizio, ti chiederei di poter far mie queste parole, arrivando quasi a credere di averle pronunciate io stessa, come si fa con quelle consapevolezze tanto forti che non sai controllare, da cui ti lasci stordire. Te lo chiedo da lontano, e ti ringrazio perché so che mi dirai di sì, e perché poi, in fondo, hai scritto per questo. Vorrei ancora condividere pensieri con voi, scrivere di me, raccontarvi di quel paio di piacevoli incontri d’anima in cui sono inciampata lo scorso mese, ma sono cose che meritano d’essere ammorbidite prima di passare alla scrittura, in modo da poterci entrare bene, da riuscire a trasferirsi delicatamente. Non si devono rovinare.

Un abbraccio,

Miriam

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